MOSTRE 2018

“MAI dire SIO – Fumetti, cartoni, cani magici e altre cose buffe

dal 13 al 29 Luglio, presso il museo della Città, via Tonini, 1 – Rimini

Orario: mart. merc. 10.00-13.00 16,30-19.30 – merc. 21.00-23.00
gio.dom. 10.00-19.30
A cura di Paolo Guiducci e Loris Cantarelli

Inaugurazione: venerdì 13 Luglio – ore 17.00

 

Sio, pseudonimo di Simone Albrigi, è uno dei fumettisti e youtuber più noti nel panorama italiano.

Il numero dei fan delle sue strisce umoristiche e dei suoi strampalati videoclip animati in rete cresce sempre più: attualmente vanta una pagina Facebook da quasi 700 mila like, un account Twitter che sfiora i 40 mila follower e un canale YouTube con 1.700.000 iscritti e oltre cento milioni di visualizzazioni, numeri che lo hanno reso da anni il fumettista italiano più seguito sui social network. I suoi video superano quasi sempre il milione di visualizzazioni e le sue vignette diventano virali a ogni pubblicazione. Numeri del genere non potevano non trovare immediato riscontro anche sul versante cartaceo. Il volume “Questo è un libro con i fumetti di Sio” (2014) ha venduto 3500 copie nei 3 giorni di Lucca Comics & Games, mentre al debutto in edicola, nel febbraio 2015, il suo trimestrale Scottecs Megazine ha esaurito in 24 ore la tiratura di 20 mila copie e, prontamente ristampata, ha superato le 50 mila.

In realtà, chiunque abbia figli ragazzini e ha assistito alle sedute di firma di Sio non si stupisce di questi numeri.

Intanto, i numeri dello Scottecs Megazine, e soprattutto il fatto che gli acquirenti siano in grandissima maggioranza giovanissimi, hanno fatto “drizzare le orecchie” ai responsabili dell’editoria che hanno chiamato Sio a scrivere sceneggiature per Topolino, arrivando perfino alla collaborazione con una storia disegnata dalla bravissima Silvia Ziche, “Topolino e la Spada di Ghiacciolo” (poi riproposta anche in flip book autonomo insieme allo storyboard disegnato da Sio), sequel un po’ surreale della celebre trilogia di storie su “La Spada di Ghiaccio” di Massimo De Vita. In veste di disegnatore per i testi di Tito Faraci, Sio arriva anche alla Feltrinelli con Le entusiasmanti avventure di Max Middlestone e del suo cane alto trecento metri, alla Sergio Bonelli Editore con uno dei 12 albetti di Groucho pubblicati in lussuoso cofanetto dedicato al celebre aiutante di Dylan Dog a Lucca Comics & Games 2017.

Nonostante le perplessità dei meno giovani, soprattutto sul suo stile di fumetti “disegnati male” che nell’imperante semplicificazione moderna si dimostrano in realtà estremamente funzionali, come ha scritto Marco Andreoletti, «i meccanismi umoristici sono espliciti, spesso compaiono dei richiami interni, la gag è sempre ben esplicitata. Sio è un personaggio a fumetti che disegna fumetti, ma sotto sotto c’è un ragazzo per lo meno dotato di una certa creatività e capacità di comunicarsi».

Tanto più in una situazione in cui i giovanissimi, più che guardare la televisione o le pagine Facebook, l’intrattenimento lo cercano direttamente attraverso i meme di Instagram e nei filmati di YouTube. Oltre a questi ambiti, Sio si è dimostrato anche capace di riportare su carta la passione, l’affetto e il divertimento per il fumetto e i suoi lettori con rara efficacia. Nei prossimi anni ci stupirà ancora, ne siamo sicuri.


 

SESSANTOTTO E DINTORNI 19/22 luglio

palazzina Roma, piazzale Fellini 3 – Rimini

orario: 17,00 – 23,30

A cura di Davide Barzi – Oskar

Inaugurazione: giovedì 19 luglio – ore 17,00

 

La mostra “Sessantotto e dintorni” è tratta dal volume pubblicato da

Davide Barzi, Oskar per Cut-Up Edizioni, 2018.

 

Il Sessantotto è l’acme di un tracciato, la fine di un percorso che ha attraversato i mitici Sixties, ma anche l’inizio di un modo nuovo e diverso di intendere cultura e società. Per questo motivo Davide Barzi & Oskar, gli autori di “Sessantotto e dintorni”, pur nella realizzazione di un albo di stampo umoristico, hanno voluto analizzare non solo questo anno cruciale del Novecento, ma tutto il decennio che ne è stato inevitabile premessa e i primi anni che ne sono stati la prosecuzione e la conseguenza. Il libro inizia quindi con tre tavole ambientate a fine 1959, a mo’ di prologo, dopo di che ogni pagina, a partire dalla primavera del 1960, fa riferimento a un evento accaduto esattamente in quel trimestre, fino alle tre tavole finali che sono idealmente ambientate il 31 dicembre 1969.

Si sviluppa, come individuato da Lorenzo Barberis su Lo Spazio Bianco, “un trattato dissacrante su questi anni, decisamente poco scolastico ma sempre garbato, con un’ironia anche abbastanza adulta, in più punti, sulla rivoluzione sessuale. I contadini vanno in città a far gli operai, e la campagna diviene villeggiatura alto (e poi anche piccolo) borghese; e la città offre a tutti le meraviglie del possibile: la TV, il nuovo cinema, le materie plastiche, la pillola, il frigorifero, le utilitarie e le lavatrici, i supermarket e i satelliti, la disco e le moto, il design e la moda, giocattoli e pop art, surf ed aerei, e sopra ogni cosa la sacra triade del decennio: sex, drugs and rock and roll”.

Non è solo la Storia con la S maiuscola a fare da collante tra le tavole autoconclusive: nel raccontare l’evoluzione dei costumi e la trasformazione dei ruoli familiari, anziché dei personaggi generici utili solo alla costruzione di gag fini a se stesse, Barzi & Oskar hanno creato una “saga famigliare” con personaggi che crescono e cambiano, come non sempre succede nel fumetto umoristico.

Il volume, pubblicato in prima battuta per il mercato franco-belga da P&T Productions / Joker Editions e finalmente tradotto in italiano, è a suo modo anche un libro game. Sempre Barberis suggerisce le diverse opportunità di fruizione:  “la storia resta godibile a un primo livello di lettura, a cui si aggiunge una possibile ‘caccia al tesoro’ per andare a scovare i numerosi easter egg seminati dai due autori: da un lato, quelli legati alla continuity del romanzo corale dei personaggi, dall’altro questo minuzioso citazionismo cronologico”.


 

A ME GLI OCCHI

Uno sguardo vigile contro la violenza

Mostra diffusa nei locali del centro

 

Periodo :            14 / 29 luglio 2018

Inaugurazione : sabato 14 luglio – ore 18

                          Percorso guidato a cura di Sabrina Foschini

                          Luogo d’incontro: Piazza Ferrari                              

                         

Artisti : Lucia Baldini, Paolo Buzzi, Luca Freschi, Alexa Invrea, Alessandro La Motta, Anna Lazzarini, Massimo Modula, Lucia Nanni, Pomelo, Gloria Salvatori, Laura Scarpa, Vorticerosa, Melissa Zanella                                                                                                 

 

Luoghi:  ANTICA DROGHERIA SPAZI,  AGRODOLCE,  FOYER,  LACERBA,  LA VETRINA, LUISA BOUTIQUE,  MA-NIFATTURA,  NOSTRANO,  OFFICINA DELLE ERBE,  PLUSH

 

La mostra è organizzata da Cartoon Club, Festival del Cinema di Animazione, del Fumetto e dei Games, giunto alla 34ª edizione, che  per quest’anno ha deciso di riportare il cuore della rassegna, quello dedicato alle proiezioni, agli incontri con gli autori, ai laboratori tematici, nel centro storico della città, nelle sedi della cultura, nelle piazze e nei cortili. Per questa esposizione che vuole a sua volta riportare al centro del dibattito, il problema tragicamente attuale della violenza sulle donne, si è scelto di chiedere ospitalità ai locali e ai negozi che costellano i luoghi stessi del festival. È un breve percorso che vuole attirare lo sguardo, aprire le coscienze, fermarsi a guardare qualcosa che non viene offerto soltanto all’ammirazione, ma al nutrimento del pensiero.

“ A me gli occhi è un invito simbolico, a guardare attentamente, a non abbassare lo sguardo e la guardia, a vigilare, a puntare gli occhi sulla realtà, anche sui suoi aspetti dolorosi. Le opere degli artisti che come piccoli cortocircuiti, invadono lo spazio consueto delle vetrine, si pongono quali possibili pause di riflessione. L’intento di questa particolare forma di mostra non è didascalico e documentario, non ha la pretesa di proporre delle soluzioni, ma vuole invece segnare un punto poetico nella consapevolezza di  questa intollerabile piaga sociale, opporre la bellezza, la cultura, l’arte,  alla bruttezza del mondo.

 

Lucia Baldini

Cursed love  2017

Il titolo è una dedica al lavoro dell’artista britannica Tracey Emin, conosciuta per le sue opere intimamente autobiografiche. “Amore maledetto” o come preferisce tradurlo Lucia: “Bestemmiato amore” è una installazione di busti e corsetti femminili, eredità di passate generazioni, ricamati con cifre e lettere peculiari. La pratica è quella antica di siglare i propri capi personali con le iniziali del nome, ma in questo caso riprende anche la catalogazione in cifre, degli indumenti di carcerati e prigionieri. Le lettere e i numeri apposti dall’artista, sopra oggetti intimi che simbolicamente toccano la pelle di chi li indossa, rappresentano sigle e date delle leggi che hanno segnato il lungo percorso dell’emancipazione femminile: voto, controllo delle nascite, convenzioni internazionali sui diritti della donna.

Paolo Buzzi

Parlami delle cicale  2011

Due fiori, o il loro fantasma, uniti per una foglia che s’intreccia al gambo,  cristallizzati dentro una resina, una vernice densa che li imprigiona. Questa scultura lieve eppure raggelata, ricorda l’estate ma è sospesa in un inverno eterno. Il bianco che le ha rubato il colore, ne ha fatto una creatura irreale, innaturale, in cui la biologia si confonde con la chimica, la pianta vitale sembra essere ricavata dal calco gessoso di un’eruzione, dal fusto sepolto nella cenere. La linfa fluida che scorreva negli steli, gli insetti che nei prati assolati si sono posati sui loro petali, sono ricordi separati in un altro regno, testimoni di una frattura che non concerne soltanto il tempo.

Luca Freschi

Donna selva  2014

Un viso di donna franto e rigato dalle lacrime, incorniciato da una corona di foglie e fiori che allude alla selva oscura, il luogo esemplare per  il nostro poeta dove smarrirsi. Il calco in terracotta ripete un volto reale, nelle ciglia che proteggono gli occhi, nelle pieghe e nell’attaccatura dei capelli, ma le crepe nella materia fanno pensare ad un trauma, un crollo di identità, una ferita interiore che riverbera sulla pelle. Due uccelli bevono le sue lacrime come ad una fontana e le beccano il viso, come una forma di pane caduta sul prato, come quelle briciole che nelle favole venivano lasciate lungo la strada, per ritrovare il cammino di casa.

Alexa Invrea

I con A  2016

Volti di donne iconici, figure che contengono un messaggio, una storia misteriosa. Ognuno di questi visi è interrotto da segni che vanno a invadere il loro campo, da rampicanti e strani vegetali che sovvertono i loro pensieri, uccelli neri che si alzano in volo e bolle di sapone come emblemi di leggerezza che svaniranno al sole. A volte il colore si sfrangia come un rossetto sbavato e ne cancella i tratti. Non conosciamo la biografia di queste figure, sono creature magiche o donne di tutti i giorni, i loro desideri, le loro paure e anche i ricordi  prendono forma, si sovrappongono e complicano la mappa serena dei lineamenti. Tutte loro hanno qualcosa da raccontare, nessuna di loro lo dirà a parole.

Alessandro La Motta

Rapsodia di Afrodite  2016/2018

Queste teste di Afrodite, come reminescenze di statue classiche, che ritagliate nel rame diventano presenze contemporanee di un passato resistente, ci parlano dell’impassibilità di certi sguardi antichi. Discendono da quei primi volti scolpiti nel marmo che senza cambiare espressione, presentano i segni e le offese del tempo, nei nasi spaccati, nelle crepe che li attraversano, come se nessuna di queste mutilazioni potesse scalfirli. I corpi delle statue greche e romane, delle dee cadute, continuano a mostrare uno sguardo sereno sulle cose, attestano la loro vittoria sul tempo, il trionfo di una bellezza, che anche ferita, non potrà mai essere cancellata.

Anna Lazzarini

Nonbambole 2018

Laura Scarpa

Guardali in faccia 2018

Vorticerosa (Rosa Puglisi)

bacidicasa 2018

Melissa Zanella

Esemplari di padri  2018                                             

Il fumetto, l’illustrazione, il disegno al servizio di una storia si è ormai stancato di  restare confinato nel recinto delle arti applicate, nell’universo dell’evasione, del divertimento. Da diversi anni ha riconquistato uno spazio che gli era dovuto per lignaggio, ha affrontato temi che sembravano indicibili. La biografia anche intima ed esistenziale è entrata di diritto nelle tavole, il racconto si è infittito e complicato anche nei tempi lunghi della graphic-novel  e ha parlato un linguaggio esclusivamente adulto, dove la guerra, l’ingiustizia e la violenza poteva essere raccontata e disegnata. Quattro disegnatrici, vere abitanti di questo festival, si confrontano nello stesso spazio  e affrontano il tema dell’abuso sulle donne, ognuna con i propri mezzi, con un segno che può essere pittorico, mobile da storyboard, sfumato nella matita, oppure contenuto nelle campiture decise della computer grafica, ma con la fermezza di centrare il bersaglio, guardare in faccia la realtà, ribadire che anche un personaggio fittizio, inventato, anche una tavola apparentemente innocua e piacevole può nascondere un messaggio sociale, spalancare il pensiero, comprendere una verità.

Massimo Modula

Indomito  2018

Una figura si allontana dal tendone di un circo, si toglie la grande maschera che gli aveva coperto il volto e sotto la testa fiera e feroce del leone, compare un uomo  dal viso stanco, la pennellata si mescola nell’atmosfera di un tempo sospeso . Quest’opera non parla di violenza, ma della difficoltà di aderire ad un ruolo sociale, della necessità di interpretare un destino che non ci appartiene  e nello specifico del genere maschile, di indossare o esibire una forza che a volte non si possiede.  È così che il coraggio cade assieme al travestimento e la belva lascia il posto alla fragilità di un uomo qualunque, alla vulnerabilità con cui ogni essere umano è costretto a misurarsi.

Lucia Nanni 

Lacrime  2015

Le donne e le dee sono sempre state legate alla tessitura, al filo che dipana e taglia il destino, al telaio che nel costruire una tela istoriata, sembra alludere ad una creazione più grande, quella di cui il genere femminile è depositario.  Nel mito è nella storia è sempre la donna a reggere il filo, dentro e fuori il labirinto, nelle corti, nelle sfide che trasformano in ragno la perdente, nell’attesa di una rivelazione celeste. Queste immagini di antiche fotografie con donne anonime, ricostruite nel ricamo zigzagante della macchina da cucire, usata come una matita sul tessuto, sono tele destinali. Come Penelope che disfaceva di notte il lavoro del giorno, sembrano sciogliersi nei fili che ricadono in una trama che non sarà mai più esatta.    

Pomelo

Maschera della notte  2017

A volte le radici del linguaggio presentano rivelazioni illuminanti. La parola latina per dire maschera è persona. La maschera è sempre stata per tutte le culture e in tutte le latitudini, uno strumento del rito, una porta capace di attraversare mondi, un travestimento per cambiare pelle e anima. Non occorre scomodare Pirandello per dire che tutti noi ne indossiamo una e soltanto attraversandola, squarciandola possiamo ritrovare il nostro vero volto. Questa creatura della notte, ricomposta pazientemente nella fettuccia che la disegna, con il lavoro che un tempo apparteneva al regno consueto del femminile, compone un volto che si accompagna alle forme notturne, al mistero, all’oscuro, l’imponderabile.

Gloria Salvatori

Sguardo celeste 2018

La violenza è disarmonia, squilibrio, rottura con la bellezza del mondo e con chi lo abita; il suo contrario è armonia, comunione con la natura, rispetto. Opporre l’arte alla bruttura è anche il cimento velleitario eppure necessario di questa esposizione. Il gesto poetico della fotografa che va a rintracciare nelle volute delle nuvole, nel naturale disegno del cielo, un possibile sguardo, l’impronta di occhi celesti, di una visione soprannaturale sulla nostra terra, sull’uomo, è un messaggio di speranza. Qualsiasi forma vogliamo dare agli occhi che dall’alto ci guardano, la possibilità di rintracciare, d’interpretare, questi “miracoli” della visione significa ritrovare un alleato, uno sguardo restituito, poter comprendere ed essere compresi dall’universo.


 

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